Contrattazione collettiva territoriale: lineamenti astratti per strumenti concreti

alba a nord

Antonio Corpora, "Alba a Nord", collezione privata

Alcune dinamiche delle relazioni industriali sono interessanti anche sul piano dell'analisi degli obiettivi, astratti e concreti, perseguiri dalle Organizzazioni Sindacali che si confrontano con le aziende.

L’evoluzione normativa degli ultimi anni è stata di favore per la contrattazione “prossima” al territorio.

A - L’art. 8 della legge 148/2011 ha introdotto un elemento giudicato, subito, dirompente per contenuti e formulazione: i cd. “contratti di prossimità” ai quali, su materie rilevanti, è stata attribuita la possibilità esplicita, su base aziendale o territoriale, di derogare alla contrattazione nazionale.  Prevede in particolare il comma 2 bis di tale articolo che "fermo restando il rispetto della Costituzione, nonché i vincoli derivanti dalle normative comunitarie e dalle convenzioni internazionali sul lavoro, le specifiche intese di cui al comma 1 operano anche in deroga alle disposizioni di legge che disciplinano le materie richiamate dal comma 2 ed alle relative regolamentazioni contenute nei contratti collettivi nazionali di lavoro".

B - Il successivo art. 51 d.lgs. 81/2015 (uno dei provvedimenti ricondotti all’etichetta del cd. Jobs Act), ha poi sancito in via generale quanto segue: "Art. 51. Norme di rinvio ai contratti collettivi - Salvo diversa previsione, ai fini del presente decreto, per “contratti collettivi” si intendono i contratti collettivi nazionali, territoriali o aziendali stipulati da associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale e i contratti collettivi aziendali stipulati dalle loro rappresentanze sindacali aziendali ovvero dalla rappresentanza sindacale unitaria".

Continua a leggere

Subfornitura: la monocommittenza in sè non è "dipendenza economica"

KARE 38169 700x700

Dall'entrata in vigore della legge 192/1998 in tema di subfornitura industriale non sono mancati i tentativi di sostenere l'automatismo interpretativo per cui sarebbe sufficiente un rapporto di monocommittenza (= fornitore che opera per un solo cliente) per integrare la cd. "dipendenza economica", che può rilevare ai fini di cui all'art. 9 della legge stessa.

Il tentativo parve già ai primi interpreti forzato, cionondimeno si registrarono occasionali pronunzie in tal senso.

In realtà la vera "dipendenza economica" è altro, ben più pregnante della semplice monocommittenza che, la realtà lo mostra, può anche dipendere dalla scelta dell'imprenditore "monocommittente" di operare per un solo cliente (facilitando anche in tal modo vari aspetti di gestione concreta della propria attività).  

Il "contrappasso" di tale decisione risiede nell'affidare integralmente le sorti dell'impresa all'andamento della cliente (e pure a decisioni di terzi che a loro volta determinino comportamenti della cliente stessa):  ma si rientra nell'ambito del rischio di impresa, assunto dal subfornitore.   Diverso il caso se, ad esempio, esista un vincolo di esclusiva nelle forniture, imposto dal cliente stesso.

Continua a leggere